Voglia di aikido

Voglia di aikido

di Paolo Bottoni

Scritte alcuni anni fa in circostanze totalmente diverse, la gioiosa risalita sul tatami al termine della pausa estiva, che sembrava sempre troppo lunga per quanto potesse essere stata breve, le riflessioni di questo articolo tornano sorprendentemente attuali in un momento in cui l’aikido ci manca ma per cause di forza maggiore, e in cui sono incerti e non vicini i tempi in cui potremo tornare a percorrere il nostro cammino. Che sia un augurio.

E’ vero, verissimo: “se lasci l’aikido una settimana, l’aikido ti lascia per un mese“. Lo disse molto tempo fa Tada sensei, e come sempre la sua lama è andata a bersaglio.

Ma pur senza dichiararlo apertamente – e in qualche modo inafferrabile sono questi messaggi non palesi quelli che penetrano più a fondo – lui come alcuni altri grandi insegnanti ci ha fornito assieme al problema anche le chiavi per affrontarlo e risolverlo ogni volta che tornerà a presentarsi davanti a noi. Perché nell’aikido, come nella vita, nulla è per sempre.

Lo stanno verificando in questi giorni in cui ormai tutti i dojo di aikido hanno ripreso le attività, tanti praticanti che dopo aver forse accolto con un sospetto di soddisfazione la pausa estiva, quando c’è stata, scoprono ora sempre più spesso di nutrire all’improvviso una non rimandabile voglia di aikido.

Quale è la chiave del piccolo mistero? Appare evidente che l’aikido non li ha abbandonati, è rimasto sempre con loro anche se silente, imperturbabile, apparentemente inattivo.

Non rimane che concludere che queste persone in realtà non abbiano mai abbandonato veramente l’aikido, nemmeno per un solo istante. Si è permeato all’interno di loro, per vie che non arriviamo ad identificare e nemmeno a definire.

Forse perché non ne avvertiamo alcun bisogno.

Non sarà quindi il caso di tentare ora a tavolino quelle analisi che l’istinto ha già superato: torniamo all’aikido cosciente dopo averlo cullato, non senza involontaria tenerezza, e portato con noi per diverso tempo.

E nemmeno a caso siamo passati a parlare in prima persona, dopo aver tentato di descrivere la situazione così come vista “da fuori”. Non ne siamo fuori noi che scriviamo né voi che leggete, ed è bello e giusto che sia così.

Va da sé che i paragoni gastronomici, che pure possono rendere il senso giocoso e perché no golosamente infantile di questa “voglia” non sono sufficienti.

Non è dalla pancia o perlomeno non solo da là che arriva questo stimolo, per quanto anche l’hara abbia come sappiamo la sua importanza nell’armonia dell’universo.

E’ indubbio che arrivi dal cuore.

Ed è altrettanto di cuore che auguriamo il bentornato a chiunque salga di nuovo sul tatami per colmare la sua voglia di aikido, che sia dal lato shimoza o da quello kamiza, ed il benvenuto a tutti coloro che vi monteranno per la prima volta, forse destinati a non scenderne mai più.

 

Paolo Bottoni
Dojo Fujimae di Pisa
www.aikidopisa.it

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