Un simbolo del passato per guardare al futuro

Un simbolo del passato per guardare al futuro

Riflettendo su come cominciare per inviare un messaggio che cerchi di essere positivo, e da dove, mi è evidente che sarebbe opportuno evocare un simbolo forte, una idea importante, al di sopra del tempo e delle vicende umane cui pure guarda benevolmente con attenzione, supportandole se e quando correttamente vi si faccia ricorso.

Lo abbiamo.

Anche se ormai nozione che sfugge a molti, essendosi quasi del tutto perso lo studio della cultura classica che una volta veniva precocemente introdotto nella scuola, la dea romana Minerva, similmente alla analoga figura della cultura greca, Pallade Atena, rappresenta e concretizza in una idea, impalpabile quanto vera e concreta, l’essenza della cultura marziale. Proteggeva infatti e seguiva nel suo cammino tanto il guerriero quanto l’essere umano alla ricerca del sapere.

Rinvenuta in data relativamente recente ed esposta per breve tempo al Campidoglio di Roma alcuni decenni or sono, la Minerva Tritonia solo nel 2009 venne di nuovo esposta permanentemente nel piccolo e semisconosciuto Museo di Lavinium, al sud di Roma. Là ove si narra che nacque oltre tremila anni or sono la civiltà di cui dovremmo essere eredi.

Risale al V secolo a.C. e non ha nulla dello splendido idealismo realistico dell’arte greca contemporanea. E’ in terracotta e non in marmo, di fattura relativamente grezza, non conosciamo il nome e il percorso artistico dello sconosciuto maestro che le diede forma. Eppure colpisce. Si impone. E’ da qualche tempo l’emblema ufficiale della Università di Roma, che come è noto si è definita La Sapienza.

Questo simbolo pagano ha vinto anche la innata riluttanza della religione cattolica, che lo accetta da secoli come simbolo atemporale e aconfessionale, a un tempo sia della saggezza che della energia benefica che ne consegue, che rende l’essere umano degno e capace di combattere: Per difendere le sue idee prima ancora che la sua vita.

E’ una figura muliebre: la saggezza associata alla forza, che convenzionalmente attribuiamo all’uomo, i nostri padri la vollero saggiamente raffigurare così: in una donna.

La pubblico oggi, incitando alla speranza nel futuro. Speranza che però è inutile tentare di nutrire se le si sottraggono i suoi alimenti naturali: la sapienza, che deriva dalla conoscenza, la saggezza, che deriva dall’onesto sentire, la forza: che deriva dal costante indirizzamento verso il bene delle proprie energie. Che allo stesso tempo solo così si auto rigenerano.

Un simbolo dal passato: per guardare al futuro.

Paolo Bottoni
Dojo Fujimae di Pisa
www.aikidopisa.it

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