La ricerca: del tempo non perduto

La ricerca: del tempo non perduto

Aleggiano altre suggestive leggende intorno al Sanjusangendo, è bello trattarne alcune e lo faremo ora. Il tempio è ancora una volta il luogo deputato. In estrema sintesi, ricordando che esistono numerose varianti del racconto, viveva in Kyōto un samurai di nome Inabata, che aveva acquistato dall’amico Matsudaira un salice di cui si sospettava che fosse afflitto da una maledizione, portando sfortuna al possessore. Inabata, uomo solitario ma non insensibile, che aveva acquistato il salice al solo scopo di salvarlo dalla distruzione, ebbe la sorpresa di trovarvi accanto un giorno una donna, giovane e bella. Se ne innamorò perdutamente e la sposò, avendone poi un bambino cui venne dato il nome di Yanagi (salice)

Ma cinque anni dopo il crollo di un pilastro del tempio Sanjūsangendō richiese, secondo i vaticini, la riparazione con legno di salice, e precisamente quello del salice di Inabata. Accettato a malincuore di sacrificarlo, l’uomo ebbe però la sorpresa di apprendere dalla moglie che lei era in realtà lo spirito stesso del salice, incarnatosi per gratitudine nei suoi confronti.

Impotente di fronte al destino Inabata dovette accettare l’abbattimento dell’albero, e la scomparsa della moglie, Ma i pur imponenti mezzi di trasporto messi a disposizione dal signore del feudo non riuscirono a smuovere il tronco. Fu il piccolo Yanagi a prendere per mano il salice, che lo seguiì docilmente fino al cortile del tempio.

Ancora al giorno d’oggi alcuni salici crescono nel cortile di Sanjūsangendō , sia dal lato occidentale dove Musashi affrontò il duello sia sul lato orientale. Non è certamente lecito pensare che qualcuno di essi sia il salice della leggenda, sono alberi piantati recentemente.

Ma ancora una volta occorre tenere presente che non è importante nella cultura orientale che i luoghi siano rimasti intatti lungo il trascorrere dei secoli. Anche quando sono materialmente cambiati, quando è terminato il ciclo di vita degli uomni, degli alberi e perfino delle pietre, nascono in loro luogo altri esseri umani, altre essenze, altre pietre.

E con lo stesso spirito di allora, se si è avuta cura di preservarlo.

A proposito di conservazione dei ricordi:…

Attorno ai luoghi sacri, in Giappone ma come in ogni altra parte del mondo, si affollano negozi e bancarelle che propongono in vendita ogni tipo di oggetto “sacro”.

E si tratta spesso di oggetti che visibilmente non richiamano alcun alto concetto, casomai quello profano del mero sfruttamento commerciale.

Nei templi e santuari giapponesi è possibile però, dietro pagamento di una offerta, avere un attestato della propria presenza, stilato all’istante ma con estrema cura, diremmo con amore, da un monaco esperto in calligrafia.

Sono di conseguenza non pochi i pellegrini – o i semplici turisti – che si sono muniti di un quaderno delle firme ove conservare tutti questi ricordi dei loro viaggi. Delle loro esperienze.

Questo è l’attestato che il tempio Sanjūsangendō rilascia ai richiedenti.

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