In seiza. On line.

In seiza. On line.

Sappiamo oramai molto su cosa comporti l’aikido on line per gli insegnanti, su come si siano dovuti rimodulare essi stessi, di come si sia adattata la loro didattica, di come siano strutturate le loro lezioni a distanza. L’impatto – e il successo – di queste iniziative, dapprima spontanee, ma che ora è forse il caso di istituzionalizzare, è stato notevole.  E’ il momento di iniziare ad ascoltare le impressioni lasciate da questa forzata ma anche provvidenziale modalità di pratica presso i praticanti.


Aikido in DAD.

di Simona Ricci
Dojo Fujiyama Pietrasanta

L’Aikido è una condizione dello spirito, è corpo e mente, è allenamento dei muscoli ma soprattutto dell’anima che si concentra e tende all’armonia: è un modo di pesare il mondo che ho tenuto dentro di me anche quando non ho potuto praticare in palestra perché avevo i bimbi piccoli e non potevo lasciarli o perché, anche se erano cresciuti, avevano bisogno ancora fisicamente e materialmente di me.

Per questo la possibilità di fare aikido a distanza nel primo look down per me è stata una grande opportunità. In quel momento non avrei potuto fare aikido in palestra per cui è stata un’occasione che ho colto al volo appena ho saputo che ci potevamo incontrare in videoconferenza. Così quello che coltivavo solo dentro di me l’ho potuto condividere e ritrovare nella realtà anche se da lontano. Appena la normativa lo ha consentito ci siamo incontrati all’aria aperta, in un prato bellissimo con in faccia le Alpi Apuane e poi nella pineta della Versiliana ed è stata un’esperienza bucolica unica e speciale. Poi ci hanno chiuso di nuovo e abbiamo potuto continuare a praticare aikido a distanza.

Questo mi ha dato l’opportunità di ritrovare una respirazione comune, un sentire comune. Sapere che a quell’ora c’era l’incontro a distanza, ritrovare le tecniche, i movimenti, scoprire sempre cose nuove, immaginarmi con l’altro (cosa non sempre facile) è stato un grande aiuto in un momento tanto difficile fatto di privazioni e diffidenza. Ho incontrato tante persone, vecchie e nuove conoscenze, siamo state e stati in palestre lontane, abbiamo sentito parlare lingue diverse, abbiamo brindato a fine lezione.

A volte il gioco della tecnica a distanza con la maestra che faceva da tori e noi a casa da uke, o viceversa, è riuscito così bene che alla fine mi sono sentita stanca e bisognosa di una doccia come tanto tempo fa alla fine dell’allenamento in palestra. Certo non è stato sempre facile. A volte la distanza mi ha reso impossibile visualizzare la tecnica ma a volte la magia è riuscita davvero e l’energia è passata e la soddisfazione è stata tanta.

Le lezioni online mi hanno dato la speranza che il legame tra le persone non si è perso e che resta l’urgenza della condivisione. Ora c’è la voglia di ricominciare e so che il fisico non reggerà ma l’intenzione si è rafforzata e con questa l’entusiasmo di condividere e fare insieme. Il tempo è propizio per me speriamo che lo sia per tutti!


Aiki-zoom. Una nuova opportunità.

di Cecilia Picchi
Aikidokai Firenze

Il 10 marzo 2020 nessuno di noi lo scorderà facilmente, all’improvviso ci siamo trovati tutti chiusi in casa, come se le nostre case si fossero trasformate in campane di vetro per proteggerci dal covid, ma anche per isolarci dagli altri. Dopo i primi giorni di sbigottimento e di inatteso relax casalingo, il mio corpo ha cominciato a reclamare l’aikido, con i suoi bei movimenti fluidi e le respirazioni che tanto ci piacciono. Non potendo fare altro, ho iniziato a fare un po’ di ginnastica davanti al tg serale, tanto per mantenere un po’ di movimento nelle giornate di reclusione domestica. Poi è arrivata la bella stagione e la possibilità di ritrovarci al parco, ben distanziati e con mascherina, per fare pratica con ‘gli stecchi’ come li chiamiamo affettuosamente dalle nostre parti. Purtroppo l’autunno ci ha nuovamente reclusi in casa, e dopo aver assaporato l’aikido distanziato al parco, difficilmente avrei accettato di fare ginnastica davanti al tg.

Guardandomi intorno ho saputo che a Pietrasanta il dojo della maestra Mariarosa Giuliani si allenava online. Ormai le videoconferenze erano entrate nelle mie giornate, riunioni di lavoro, corsi di aggiornamento, chiacchiere con amici e perfino compleanni e matrimoni, e quindi perché no provare anche l’aikido?

Dopo gli impacci della prima lezione, ossia trovare una posizione per pc e televisore, prestare attenzione agli oggetti fragili e agli spigoli dei mobili e prendere confidenza con lo spazio della stanza, nonché vincere l’imbarazzo verso la curiosità dei vicini di fronte e lo sguardo di rimprovero delle foto degli antenati alla parete come per dirmi “quante volte te lo devo ripetere che in soggiorno non si corre e non si salta!”, le lezioni successive sono state molto piacevoli e ho continuato con entusiasmo. Il DPCM prescrive palestre chiuse, niente contatto, aiki-zoom era una buona risposta a quello che stavo cercando, qualcosa che assomigliava all’aikido sul tatami che tanto mi sta mancando.

Due chiacchiere iniziali e finali mi fanno sentire parte di un gruppo e piano piano le tecniche sopite dal lockdown mi sono tornate alla mente. Il televisore, che anziché tg, annuncia irimi-tenkan, kaiten, ikkyo, shihonage è stato dolce musica per le mie orecchie. Facciamo pure respirazioni tutti insieme e tecniche a coppia. Con uno sforzo di immaginazione si percepisce uno scambio di energia e di unione attraverso lo schermo. L’astinenza da tatami fa brutti scherzi, come un miraggio nel deserto!

Trovarsi da soli obbliga a ripescare la tecnica nella memoria, a immaginarla, a ‘vederla’ sia come tori che come uke. Le spiegazioni di Mariarosa, molto chiare e pacate sono utilissime, guardo lo schermo e cerco di copiare. Pratico con il mio tori-uke fantasma e ormai da mesi facciamo coppia fissa, ma sappiamo bene che in aikido è bello cambiare ruolo e compagno e chissà come sarà ritrovarsi con un compagno in carne e ossa che non asseconda come il mio fedele fantasma di questo periodo di distanziamento!

Per interrompere la monotonia della giornata casalinga e per sentirmi un po’ in dojo ho pensato di indossare il keikogi, un po’ come per lavorare da casa ricerco le ritualità dell’ufficio. Molto interessanti gli stage online con altri dojo e le proposte virtuali degli altri maestri che, come quelli in presenza, aprono prospettive nuove.

Periodo di ricerca di quotidianità alternative, di nuove opportunità e di resilienza, nell’attesa di l’auspicato ritorno alla normalità. Grazie Fujiyama di Pietrasanta per farmi sentire in dojo con voi.

 

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