Sulle orme di Kukai

Sulle orme di Kukai

Il tempio di Upanji, il n. 66 del pellegrinaggio

Durante il tempo trascorso a Shikoku, i pellegrini mettono da parte le questioni relative alla famiglia, alla posizione sociale, agli oggetti materiali e ad altri legami mondani per concentrarsi semplicemente sul fare il passo successivo in un viaggio che porta alla scoperta di sé e alla crescita personale.

Non sono più Matsumoto-san, Yoshida-san, Tetsuya-san, Miho-san mentre indossano le vesta tradizionali e fanno risuonare la campana del pellegrino: sono semplicemente O-Henro-san. Mentre fai il pellegrinaggio, la carriera o il titolo sono privi di significato; vivi l’esperienza di lasciare la vita di tutti i giorni e sperare d’iniziare una nuova vita se farai il percorso con cuore puro, mente ricettiva e spirito attento. Il viaggio esterno sul sentiero è un riflesso del pellegrinaggio spirituale interiore attraverso lo spazio sacro, quello tra i templi e le persone.

人生もお遍路も山あり谷あり
Sia nella vita che nel pellegrinaggio dell’Henro ci sono montagne e valli

Mentre fai un passo dopo l’altro, raggiungi un tempio dopo l’altro, mentre nella tua mente e nel tuo cuore vagheggiano pensieri come “salvezza”, “guarigione” e “allenamento”, mentre fai un passo alla volta verso il prossimo Fudasho, il tempo per contemplare te stesso scorre inesorabile ma ti sembra di essere in sintonia con l‘infinito. In questo viaggio sei più solo che mai e sentiresti solo i tuoi pensieri se non fosse per le macchine e i tuoi passi. Quando cammini da solo, tu sei il tuo peggior nemico e la tua migliore risorsa non per rinunciare e cercare di arrivare alla fine provando a te stesso che fondamentalmente sei una brava persona, o almeno vorresti cercare di esserlo.

Il pellegrinaggio non ha una meta, pur avendo un inizio e una fine; il mezzo è il cammino stesso e il fine è solo il tuo essere migliore. Una crescita spirituale aiutata e accompagnata da una presenza spirituale, quella di Kukai, espressa dalle parole Dōgyō Ninin (同行 二人 – due che viaggiano insieme) scritte sui cappelli di paglia che indossano i viaggiatori. Ma la maggior parte delle volte sei solo nei tuoi pensieri o svuoti la mente.

Il poeta Taneda Santōka (1882-1940) paragonerà la vita stessa all’henro, completando lui stesso per due volte il percorso. Se scegli di accettare questa sfida, diventerai o-henro-san (お遍路さん).

Dunque, un percorso spirituale, aiutato qui come in tutte le religioni in tutto il mondo, da preghiere.

Qui la preghiera che sentirete fino allo sfinimento è il “Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza” o meglio conosciuto semplicemente come il Sutra del Cuore. Qui, in 14 versi, 260 caratteri kanji, viene ripetuta ad perpetuum, come un rosario, la vacuità di tutte le cose fisiche e reali, secondo la filosofia buddista. Ad ogni tempio, passo dopo passo, tempio dopo tempio, un verso alla volta o ogni volta per intero il Sutra del cuore risuona come un metronomo. Se mai hai voluto imparare il Sutra del cuore e la sua cadenza, dopo 88 templi sicuramente lo saprai a memoria!!!

Non è raro, anzi direi normale, vedere bambini che forse non sono ancora alla scuola media, recitarlo con una padronanza insolita, che viaggiano con i loro nonni e che forse hanno completato il percorso più di una volta (anzi direi sicuramente per saperlo così). Talmente presente e permeante che il pellegrinaggio viene anche chiamato il Viaggio del cuore.

Qui lo puoi sentire recitato e qui lo puoi leggere seguendo il filmato.

Per molti agisce come una sorta di purificazione meditativa della mente. Tutto il giorno, dalla mattina alla sera, cammini, cammini, cammini. Perché non solo il percorso in sé ha una difficoltà ma anche sintonizzarsi con il percorso e coniugare voi con lui. Sperando di rimanere sul sentiero.

お疲れ様でした  Otsukaresama-deshita  (Grazie per il tuo sforzo)

È questo che potreste sentirvi dire, cosa normale in ambito lavorativo ma che qui assume un particolare significato, da un giapponese che apprende del vostro pellegrinaggio. Riassume in poche sillabe la profonda vicinanza e consapevolezza degli abitanti di Shikoku dello sforzo che il pellegrino sta compiendo.

Forse qui come in nessun altro parte del mondo si ritrova una “spontanea riconoscenza a fondo perduto da parte di uno sconosciuto per qualcosa che non lo tange se non per la condivisione di essere nello stesso posto e solo per il fatto che hai volato per migliaia di km per fare un cammino che t’interessa magari solo per il trekking ma che per lui rappresenta una filosofia di vita”. Andando su e giù per le colline e i percorsi segnati ti sembra di non arrivare mai. Dopo solo una settimana potresti sentire la voglia di lasciare e solo di mangiare e dormire al prossimo “pit-stop”.

Invece con un inaspettato aiuto arrivato con un dolce potresti sentirti dire anche: “fa parte del percorso, se non ti senti veramente esausto almeno una volta non puoi raggiungere il Nirvana”. E non solo vecchi e giovani del posto, giapponesi e/o stranieri: i pellegrini ti passano accanto nelle loro tradizionali vesti bianche, salutando con un cenno del capo e rivolgendoti un amichevole がんばって” ganbatte”.E al saluto si deve sempre rispondere, per cortesia soprattutto e se non altro.

静かなる浜に波と鈴の音
Sulla spiaggia tranquilla, il suono delle onde e della campana [del pellegrino]

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