Sulle orme di Kukai

Sulle orme di Kukai

Giusto per non farci mancare nulla: sembra che uno dei primi stranieri a intraprendere il cammino sia stato l’antropologo americano Frederick Starr (1858-1933), professore presso l’Università di Chicago, nel 1921.

Un viaggio spirituale – Il significato del percorso

Kukai, buddismo, pellegrinaggio: senza ombra di dubbio siamo su un piano spirituale e grosso modo è questo l’atteggiamento e lo spirito dei pellegrini e della popolazione che affrontano il percorso e decidono di re uno o più templi o fare l’intero percorso. Percorrere l’Henro, rigorosamente a piedi, è quindi un’esperienza speciale, sicuramente fisicamente impattante ma anche profonda e profondamente religiosa.

Sebbene la parola giapponese standard per pellegrinaggio sia junrei (巡礼), il pellegrinaggio in questione è chiamato henro (遍路) che sembra derivi il suo significato dalla parola hendo (辺土) o “regione remota”, poiché Shikoku era lontano dai principali centri e dalla capitale. Anche il nome ha fatto un percorso, temporale e etimologico: essendo le strade e le aree lungo le coste di Shikoku lontane dalla capitale, erano chiamate Henchi (辺地) o un luogo fuori mano. Questo Henchi (辺地) sarebbe passato a Heji (辺 路), Hen (偏) e infine a Henro (遍路) o viaggio verso un luogo sacro, pellegrinaggio appunto. Naturalmente siamo nel campo delle ipotesi ma abbastanza verosimili.

Un pellegrinaggio dunque, un percorso lungo le coste, le città, i monti di Shikoku. Un percorso lungo più di 1200km per raggiungere tutti gli 88 templi, e volendo i 20 Bangai, che compongono “O-Henro”. Non c’è niente di particolarmente straordinario nei templi. Ma 88… Perché 88: casualità o meditata composizione? Alcune teorie dicono che:

  • 88 corrisponda al numero di atti malvagi spiegati in una corrente buddista. Visitando ciascuno dei templi, rigorosamente a piedi e in un’unica soluzione, si persegue l’eliminazione ad uno ad uno di questi mali aspirando all’assoluzione e redenzione dei peccati; purificandosi con il raggiungimento dell’88esimo e chiudendo il cerchio tornando al tempio #1 forse si raggiunge anche l’illuminazione.
  • 88 sia la somma delle sfortunate età per uomini (42), donne (33) e bambini (13) rendendo necessario al raggiungimento di tali tappe della vita, di pratiche religiose per proteggersi dalla sfortuna.
  • il numero ottantotto rappresenta un multiplo di otto, il numero dei grandi siti sacri buddisti in India;
  • i tre caratteri usati per scrivere il numero ottantotto, quando combinati, formano il carattere usato per scrivere la parola riso che è notoriamente la base della dieta delle popolazioni dell’est/sud/est asiatico

Naturalmente ci troviamo di fronte ad una lotteria e forse si tratta solo di casualità. Nessuno saprà mai il vero motivo, ma alla fine non importa. Ci sono ottantotto templi. Cento-otto se visiti anche i venti templi bangai.

Ci sono diversi modi per intraprendere il pellegrinaggio e visitare tutti i Fudasho (cioè i templi che rilasciano gli amuleti) ma l’approccio standard è iniziare dal tempio n. 1 e continuare in ordine numerico. Questo si chiama jun-uchi. Si può anche iniziare dal tempio n. 88 e continuare nell’ordine inverso, che è chiamato gyaku-uchi: pare che questo sia più meritorio forse perché i segnali sono posti affinché lo si faccia normalmente e quindi viaggiare in senso inverso richiede più attenzione per non perdersi, o forse perché ripropone il percorso fatto da Emon per incrociare Kukai perché fosse perdonato. Ci sono anche altri approcci come toshi-uchi, che significa visitare tutti gli 88 templi in un viaggio, kugiri-uchi, che significa fare solo una parte dell’intero percorso (ad esempio 10 Kasho-mairi – 10 luoghi di culto), così come ikkoku-mairi, che significa visitare i templi in una particolare prefettura o ancora Midare-uchi ( in “ordine” casuale).

Ciò consente alle persone di scegliere dove e come visitare i templi, a seconda dei loro programmi. L’unica regola, non scritta, ufficiosa e frangibile, è finire dove inizi ma, dopo aver enunciato che ci sono diversi modi d’intraprendere il cammino, questo può sembrare un estremismo; diciamo che è ciò si dovrebbe fare se si decide di circumnavigare l’isola vistando tutti i templi. Se poi notiamo che molti pellegrini che iniziano il pellegrinaggio a piedi non lo finiscono, ci rendiamo conto che non esistono regole. Sebbene il pellegrinaggio a piedi abbia un suo fascino, coloro che non sono in grado di farlo, per motivi di salute o pratici, trovano nel tour in autobus un’alternativa, così come quelli che decidono di farlo in bicicletta, correndo o facendo un tour de force guidando in continuazione e scambiandosi alla guida con un compagno di viaggio.

Così come quelli che lo fanno su commissione per coloro che vogliono solo avere la pergamena finale con tutti i timbri e l’attestazione del completamente del percorso: talmente apprezzate che negli anni passati si verificò un problema di furti di pergamene. Una varietà di soluzioni da confermare ancora una volta il pragmatismo giapponese, se ancora ce ne fosse bisogno. Se poi, e sembra che sia vero, che un giapponese nasca scintoista, sposi un cristiano e muoia buddista, direi che i dubbi sono definitivamente dissolti.

Visitali tutti, per un qualsivoglia motivo, e sarai una persona migliore. O almeno così dice la teoria.

Comunque si decida di affrontare O-Henro, poiché per farlo a piedi si tratta di una vera e propria lotta contro sé stessi, la cosa importante è visitare tutti i templi e chiudere il cerchio tornando al tempio #1 per completare ufficialmente il vostro pellegrinaggio! E se si arriva così lontano, è solo buona educazione tornare sul Monte Koya per ringraziare Kobo Daishi. Naturalmente chi percorre il tragitto secondo la tradizione, quella in senso numerico, non solo affronta un percorso fisico, ma come detto, anche un percorso spirituale. Un percorso buddista, segnato da un prete buddista, secondo i dettami della religione di Buddha, che come tutti sanno dovrebbe portare, attraverso varie mutazioni dell’essere, al Nirvana. E il Nirvana può essere raggiunto a Shikoku.四国 o Shikoku, in termini più comprensibili, letteralmente significa “quattro paesi”. Ci si riferisce alle quattro prefetture presenti nell’isola: Tokushima, Koichi, Ehime e Kagawa.

Ma sono anche quattro i percorsi spirituali, o stadi, in senso crescente d’importanza e ciclico come la vita, che il pellegrinaggio dovrebbe far nascere nel pellegrino. Se si intraprende il percorso partendo dal tempio #1 Ryōzen-ji, 霊山寺 nella prefettura di Tokushima e girando l’isola in senso orario visitando tutti i templi in ordine numerico, si toccheranno tutte le prefetture e si raggiungeranno, uno dopo l’altro, gli stadi del percorso buddista per arrivare al Nirvana e cioè:

  • Prefettura di Tokushima: il dojo del risveglio  発 心 の 道場 (hatsu kokoro no dojo)
  • Prefettura di Kochi: il dojo dell’addestramento ascetico 修行 の 道場 (shugyo no dojo)
  • Prefettura di Ehime: il dojo dell’illuminazione 菩提 の 道場 (bodai no dojo)
  • Prefettura di Kagawa: il dojo del Nirvana 涅槃 の 道場 (nehan no dojo)

悟故十万空 – comprendi centomila vuoti … o parafrasando … (con l’illuminazione) appariranno diecimila cieli

Questo credono i buddisti, ma se c’è una cosa sicura in questa storia è che non devi essere buddista per prendere parte al pellegrinaggio e non devi prendere parte a nessuna delle attività religiose ad esso connesse. Alcune persone percorrono il pellegrinaggio semplicemente come una forma di turismo, che è in realtà una parte del pellegrinaggio nel Giappone moderno, soprattutto interpretata dagli stranieri. Tuttavia, è necessario rispettare i luoghi sacri e coloro che percorrono il pellegrinaggio per motivi religiosi. E non solo religiosi ma anche psicologici, introspettivi.

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