Sulle orme di Kukai

Sulle orme di Kukai

 

Storia – Kukai e il percorso

Molte cose nella storia umana sono nate ad opera dell’uomo su ispirazione religiosa e il percorso degli 88 templi non fa eccezione. Saeki Mao (774 – 835), meglio conosciuto con il nome di Kukai (空海) un monaco nato pare nelle vicinanze del tempio Zentsū-ji (tempio #75 del percorso in questione) lo elaborò inconsciamente dopo aver intrapreso in Cina intensi studi sul buddismo e facendosi promotore del buddismo esoterico una volta tornato in Giappone.

Kobô Daishi, o Kukai. Tempio Gangoji, Nara (foto P.B.)

Kukai fu il fondatore in Giappone del buddismo Shingon (真言 “parola vera” o in sanscrito, “mantra”) conosciuta anche come Mikkyo (密教 o insegnamento segreto) che rimane tra le correnti più seguite in Giappone. Ne divenne l’VIII patriarca dopo averlo conosciuto durante un suo viaggio in Cina e ne stabilì il centro di ritrovo e studio sul monte Koya-san. Forse è anche per questo che si pensa (ed è tradizione pianificarlo così) che il percorso completo nasca e finisca con la visita del tempio Kongōbu-ji (金剛峯寺) appunto costruito sul Koya-san, monte che tra le altre cose è Patrimonio dell’UNESCO e sede della tomba di famiglia dei Tokugawa. Anche se il fondatore Ieyasu e successore Hidetada sono sepolti a Nikko presso il Toshu-go, anche questo Patrimonio dell’UNESCO, mentre altri 6 della famiglia sono sepolti presso il Zojo-ji, tempio principale del buddismo Jodo-shu, situato in pieno centro a Tokyo.

Kukai nacque all’interno del clan Saeki, una famiglia aristocratica in declino parte del clan Otomo. Riuscì ad apprendere i classici cinesi sotto la guida di un suo zio e invece di diventare il classico rampollo di famiglia nel 793 lasciò l’università di Nara e si fece monaco asceta. Si dedicò da quel momento al buddismo divenendo un notabile in materia e scrisse un libro intitolato Sango-shiki (三教指帰) o “Indicazioni per la guida dei tre insegnamenti”, ritenuto la più antica comparazione critica tra Confucianesimo e Buddismo e in cui argomenta la superiorità del Buddismo rispetto al Confucianesimo.

Il tempio di Toji a Kyoto (foto dell’autore)

In quel momento ha 24 anni (anche se voci non confermate dicono lo abbia terminato a 17 anni) ma è solo nel 807 che parte, con una spedizione sponsorizzata dal governo per Chang’an in Cina dal porto Tanoura a Nagasaki, per un viaggio che doveva essere di 20 anni in Cina per studiarvi il buddismo esoterico.

Ritorna invece dopo solo 3 anni ma deve aspettare, dopo varie vicissitudini, fino al 816 per ricevere dall’imperatore SAGA (52esimo Imperatore del Giappone) il permesso di stabilire sul Koya-san il suo tempio principale. Nel 823 sposta il suo “centro spirituale” a Kyoto presso il tempio To-ji (東寺) fondato nel 796 e oggigiorno famoso per la sua pagoda alta 5 piani, la più alta costruzione in legno del Giappone nonché patrimonio dell’UNESCO dal 1994.

L’828 è una data da ricordare perché fonda a Kyoto la Scuola delle Arti e delle Scienze (Shugei Shuchiin – 綜芸種智院), aperta a tutti indipendentemente dello stato sociale o dei mezzi economici, mentre l’830 (o presunta tale) è la data attribuita al suo maggiore lavoro Jūjū-shin-ron (十住心論) o I Dieci Stadi della Coscienza, scritto in cinese classico e poetico in cui analizza gli stadi della mente attraverso gli scritti della letteratura del Confucianesimo Taoismo e Buddismo in dieci stadi, l’ultimo e più alto dei quali è rappresentato dalla filosofia Shingon. L’835 ricorda la data del suo ritiro eterno in meditazione presso il Koya-san.
Poeta, artista, calligrafo, promotore dell’istruzione pubblica, nel 921 riceve l’appellativo onorifico Kobo-Daishi (弘法大師) dall’Imperatore Daigo (60esimo).

Tra i riconoscimenti attribuiti a Kukai sembra rientri anche la diffusione del sillabario KANA (hiragana), che vide le prime codifiche durante il periodo Nara (710-784/794 circa) oggi usato anche per trascrivere i kanji. Sicuramente Kukai portò con sé, al rientro dalla Cina, gli scritti Siddham e li elaborò pensando che la recita dei sutra fosse più facile con un sistema sillabico. Il sistema attuale dei kana fu ufficializzato agli inizi del 1900 e regolarizzato dopo il 1946.

Kukai, ricordato postumo come detto con l’onorificenza Kobo Daishi, viene rispettato tra i suoi seguaci anche come Odaishi-sama (お大師様, “il grande maestro”) per i suoi insegnamenti e per la sua attività di diffusione della conoscenza.

Per chi avesse voglia e tempo di rivedere il pellegrinaggio con riferimento al ruolo di Kukai può leggere un interessante tesi qui.

Nōkyō-chō: certificazione rilasciata dal Sanjusangendô di Kyoto (foto P.B.)

Dunque, il Zentsu-ji e il Koya-san ma non solo: sembra quasi avesse già in mente di farlo diventare un pellegrinaggio quando anche lui, secondo la tradizione da lui “lanciata”, intraprese la visita di vari templi lungo il percorso. Non penso nell’ordine o senso oggi proposto e non penso neanche li abbia visitati tutti. Sicuramente visitò Zentsu-ji dove è nato, Tairyu-ji e Hotsumisaki-ji perché li menzionò nei suoi scritti. Tutti i templi comunque, sono antecedenti o contemporanei la vita di Kukai, nessuno di essi “postumo”: certo alcuni di questi sono stati distrutti da incendi e poi ricostruiti, oppure ingranditi e arricchiti ma sembra un fatto che già con Kukai si respirava aria di pellegrinaggio e di seguaci.

Visitando i templi egli poneva le basi per dei punti permanenti di ritrovo dei pellegrini aderenti e seguaci del suo insegnamento; parlando e insegnando durante il suo peregrinare per portare il suo messaggio alle genti diventò, consapevolmente o meno, famoso presso la popolazione. Tutto questo aiutò i pellegrini durante il periodo Edo poiché si trovava una scappatoia all’editto tochi kinbaku (土地緊縛) che imponeva restrizioni ai movimenti della gente comune. I pellegrini per potersi spostare dovevano richiedere un permesso in base a questo editto e con l’instaurazione del pellegrinaggio presso i templi si creò un sistema di timbri emessi dal tempio che “certificava” l’avvenuto passaggio della persona riportandoli su un libricino detto nōkyō-chō (納経帳): un sistema ancora oggi esistente per la gioia dei turisti che possono vantare una certificazione della visita.

A parte la leggenda, le origini religiose del pellegrinaggio non sembrano chiare.

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