OriAiki-Do, ovvero Origami ed Aikido

OriAiki-Do, ovvero Origami ed Aikido

Altro punto: il relativo e l’assoluto. Come in tutte le discipline si può praticare aikido od origami a diversi livelli. Per l’Aikido non sta a me tenervi una lezione, ci sono tanti maestri, ma per l’origami c’è una situazione molto simile.

Si può piegare per puro divertimento, anzi il divertimento deve sempre esserci, perché se si toglie il gusto di fare le cose penso che tutto diventi senza senso.

Con questo originale modello di elmo, metamorfosi di un modulare, la “nostra” Gianna Alice ha vinto il 1° premio a Tokyo nel 2004.

E non si è certamente fermata lì. Aveva già pubblicato in Giappone un libro di modulari: “Alice’s fushigina rittai origami”.

Poi nel 2008 ha pubblicato il libro Kabuto.

Qui vengono presentati più di 50 kabuto (elmi da battaglia giapponesi) da lei realizzati in origami.

Quindi prima di tutto ci si deve divertire, alias provare piacere, poi felici e contenti di realizzare le prime forme subentra il gusto di provare a cimentarsi con modelli sempre più complessi.

Se si è abbastanza fortunati un bel giorno si riesce ad inventare qualcosa di semplice, ma non ci si accontenta e l’ego ci sprona a fare modelli complessi, pieni di pieghe che si accavallano, che ci danno la sensazione di essere bravi… poi finalmente un giorno non se ne ha più bisogno e si torna alla semplicità, a quei modelli tanto belli da vedere perché sono essenziali, dove non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere, purezza di linee e di forma, estasi pura…

 

 

Dopo l’origami-elmo, ecco un elmo con l’origami.

Un kabuto, elmo da battaglia.

Come maedate, l’emblema frontale che serve ad identifcare il guerriero anche quando il suo volto è celato, reca un gohei realizzato in origami con del metallo simile all’ottone.

 

 

 

Ecco perché i modelli semplici e belli sono i più difficili da creare e paradossalmente sono rari… Pulizia dei modelli di origami, pulizia delle tecniche di aikido, essenzialità delle forme in un caso e dei movimenti nell’altro. Pulite devono essere le tecniche e pulite le pieghe… Poi c’è il vuoto mentale… Ciò che me lo ha confermato e che mi ha cambiato la vita è stato l’incontro con la fatidica T. Fuse che mi ha invitata a trascorrere una giornata con lei, nella sua magnifica casa immersa nella foresta giapponese. Infatti è qui che, quando le ho chiesto come faceva ad inventare tanti modelli, mi sono sentita rispondere “Inventare? Io non invento nulla, le pieghe sono già tutte nella carta”.

A stare con lei mi sono svuotata completamente ed è così che nel viaggio di ritorno, seguendo tracce invisibili prendeva forma tra le mani il mio primo modello… Ci sono diversi modi di creare, la creazione è un’arte imprecisa. Personalmente non mi è ancora capitato di creare un modello volutamente cercando di realizzare qualcosa, ma sempre questo esce involontariamente dalle mani… Solo dopo, quando lo guardo con stupore, mi rendo conto che prima non esisteva… è un prodotto del vuoto mentale che per me è come una droga. Il difficile per me ormai non risiede nel trovare i modelli, ma nel disegnarne poi i passaggi. Vorrei essere Visnù per poterlo realizzare velocemente dato che finchè non l’ho fatto non lo posso fotografare … quindi vorrei avere molte mani … Penso che disegnare i diagrammi, abilità grafiche a parte, sia una ricerca dell’essenziale, da esprimersi con la logica il più ripulita possibile. E’ un po’ come programmare per un computer, occorrono passaggi logici e concisi, guai sbagliare, anche se errare è la prassi.

Movimento assoluto e relativo… è relativo piegare ed assoluto creare…

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