Onna musha-e: omaggio dell’arte alla donna guerriero

Onna musha-e: omaggio dell’arte alla donna guerriero

di Paolo Bottoni
Dojo Fujimae Pisa
 

L’epica samurai è universalmente conosciuta nel mondo – anche se molto spesso superficialmente – ma non tutti sanno che nella tradizione guerriera del Giappone c’è anche uno spazio importante per il valore femminile.

Ancora oggi infatti alcune tipologie di lame – il kwaiken ad esempio – un corto pugnale – e la naginata – una alabarda lunga circa 230cm – vengono considerati tipicamente femminili.

L’arte ukiyo-e ci permette anche di sapere qualcosa di più sulle musha onna, le donne guerriero che hanno popolato ed arricchito di molti temi la cultura giapponese.

Tomoe Gozen visse nel turbolento e leggendario periodo che vide anche le gesta di Minamoto no Yoshitsune XII secolo).

Amò il prode generale Kiso Yoshinaka, che guidò il clan dei Taira a numerose sanguinose vittorie contro gli Heike ma incorse come molti altri compreso Yoshitsune nella feroce gelosia di Minamoto no Yoritomo. Questi riuscì infine nel suo progetto di arrivare al potere supremo iniziando una dinastia di shogun che avrebbe governato il Giappone, sia pure attraverso turbolenti adattamenti dinastici, per diversi secoli.

Yoshinaka, sconfitto da Yoritomo, prima di essere ucciso ordinò all’eroina Tomoe Gozen di mettersi in salvo.

Nel trittico opera del grande Utagawa Kuniyoshi (歌川 国芳, 1798 – 1861), di cui lo spazio tiranno ci costringe a pubblicare solo la parte centrale, vediamo Tomoe combattere contro il generale Wada Yoshimori, raffigurato nella parte destra, mentre al suo fianco sinistro la assiste l’altra onna musha Yamabuki, anchessa attendente ed amante del prode Yoshinaka.

Le leggende narrano che dopo averlo strenuamente combattuto in battaglia Tomoe Gozen divenne infine amante di Yoshimori.

Kuniyoshi la raffigura sullo sfondo glorioso dei raggi del sole, alta sul suo cavallo mentre gli altri personaggi sono a piedi, rivestita di una splendida armatura ed apparentemente imperturbabile anche nel pieno di un accanito duello contro un eroe che evidentemente non la lasciò indifferente.

Opera del sommo Utagawa Hiroshige (歌川広重, 1797 – 1858) questa stampa raffigura l’eroina o-Sono, donna guerriero di grande reputazione, vissuta nel tardo XVI secolo e le cui gesta vennero trattate nell’opera del teatro bunraku intitolata Hikosan gongen chikai no sukedachi, riadattata in epoca successiva per il teatro kabuki.

Hiroshige la rappresentò nel suo album Chuko adauchi zue dedicato alle vendette (adauchi)) motivate dalla lealtà e dalla pietà filiale.

Il padre di Sono, il maestro di spada Ichimisai, viene ucciso a tradimento assieme ad una altra figlia ed al nipotino Yasamatsu, di cui non viene però ritrovato il corpo. In realtà è stato salvato da Keyamura Rokusuke, discepolo di Ichimisai cui era stata promessa in sposa Sono, senza che lei ne fosse ancora a conoscenza né lo avesse mai incontrato.

Giunta casualmente alla dimora di Rokusuke riconosce il kimono blu del nipotino, steso ad asciugare, ed immagina di trovarsi di fronte all’assassino, sguainando la spada per avere immediatamente la sua vendetta.

Provvidenzialmente il bambino interviene per salvare Rokusuke, pemettendo di chiarire l’equivoco.

 

 

Anche Tsukioka Yoshitoshi (月岡 芳年, 1839-1892), fecondo artista attivo in epoca Meiji, ha raffigurato le gesta di Sono, che si usò più tardi chiamare o-Sono in segno di ammirazione e rispetto.

Nella rappresentazione di Yoshitoshi l’eroica Sono è armata di un aikuchi (daga con montatura essenziale, adatta per essere celata nelle vesti) e sta aggredendo Rokusuke.

Costui non era persona dappoco, si distinse per valore divenendo uno dei più noti seguaci di Toyotomi Hideyoshi, che in una serie di cruente battaglie arrivò al potere supremo.

Rokusuke sta tentando di proteggere col suo corpo Yasamatsu, che Yoshitoshi ha immaginato come un bimbetto ancora in fasce, quindi non in condizione di intervenire e farsi riconoscere.

Splendido come sempre il kimono di Sono, mentre Rokusuke viene reso in abbigliamento formale e non in quello rustico che aveva immaginato l’arte di Hiroshige.

 

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