L’emancipazione dalla violenza di genere passa anche per il dojo

L’emancipazione dalla violenza di genere passa anche per il dojo

Lorena Lombritto
Jiku asd di Roma – Dojo Musubi

Mi è stato consigliato di praticare arti marziali, da un amico di famiglia, durante un momento buio della mia adolescenza.

Ci pensai per un bel po’ di tempo, dopodiché accettai ben volentieri il suggerimento. Nonostante abbia fatto delle lunghe pause prima di riprendere l’allenamento sul tatami con costanza, la mia mente, da allora, non ha mai smesso di pensare come una guerriera pacifista. 

Mi piace definirmi così nella vita perché non amo innescare conflitti, ma amo saper rispondere alle provocazioni spegnendole.

Mi definisco, inoltre, una sostenitrice della parità di genere e, dunque, mi difendo dalla mascolinità tossica quotidianamente, anche dentro il dojo. Purtroppo adoro apparire femminile durante la maggior parte della mia giornata e non vorrei assolutamente dire “purtroppo”! Chiaramente però questo a volte mi arreca dei fastidi davvero spiacevoli.

Essere donna e fare determinate scelte estetiche, sportive, lavorative, familiari, etc. non dovrebbero farci sentire inferiori, discriminate, emarginate o, peggio ancora, molestate, nè dagli uomini maschilisti nè da altrettante donne maschiliste, in quanto siamo tutte e tutti figli di un sistema patriarcale. L’importante è emanciparsene in qualsiasi contesto della nostra esistenza.

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