L’Aikido come strumento per migliorare me stessa

L’Aikido come strumento per migliorare me stessa

di Cristina Mameli
Shobuaki asd

Ho sempre condiviso e apprezzato la concezione dell’Aikido come Arte della relazione.
Sul tatami, come in ogni ambito della vita, siamo in relazione con gli altri, e proprio per questo siamo parte di dinamiche di gruppo che noi stessi alimentiamo.

Parlo per me. Io che sono una donna e non sono dotata di un fisico particolarmente prestante mi sono trovata in difficoltà per molto tempo. Mi sentivo giudicata, criticata, considerata meno dotata in quanto donna dai praticanti uomini.

Quello che ho compreso è che io stessa avevo innescato meccanismi di proiezione, per cui attribuivo ad altri, all’esterno, ai maschi, ciò che io stessa per prima pensavo di me.

Ciò che ho sperimentato è che è proprio sul tatami e attraverso la pratica, che questi meccanismi possono modificarsi e noi possiamo evolvere.

A me è capitato questo. Certo, ho avuto modo in questi anni di praticare altre discipline, come lo zen, lo shiatsu e il counseling che hanno sostenuto il mio percorso, ma il nucleo della mia esistenza, il perno attorno a cui è girata la mia vita, è sempre stato l’Aikido.

È qui che ho imparato a confrontarmi con gli altri e a trovare il mio posto sul tatami portando me stessa con le mie caratteristiche, senza voler diventare qualcun altro o assumere i tratti della personalità di qualcun altro, senza nemmeno voler prevaricare o imporre il mio stile di pratica.

Il contributo che voglio dare in questa ricorrenza è proprio questo. Ognuno può trovare il proprio posto sul tatami, migliorando sempre più ma rimanendo se stessi. Il consiglio che mi sento di dare alle altre donne praticanti e compagne sulla Via è di esprimere se stesse, le proprie caratteristiche uniche, senza temere il confronto. Non occorre diventare “cazzute” per farsi accettare dall’universo maschile. 

Si può praticare Aikido con la morbidezza, la flessibilità, l’apertura pur garantendo l’efficacia della tecnica.

A volte nella quotidianità proprio le donne cercano di  nascondere le proprie caratteristiche che imbarazzano, come fragilità, timidezze, senso di inferiorità, quelli che per Jung sono i lati Ombra, perché ci si sente sempre in dovere di misurarsi con le aspettative maschili. E allora si mortificano le proprie qualità per mostrare una facciata di durezza.

Si tende poi a traslare questi atteggiamenti sul tatami, ma qui non si può fingere a lungo. Il compagno che ti blocca, la paura di non riuscire a fare una tecnica, il Maestro che ti corregge, fanno crollare questo giochetto.

La pratica è un’ottima occasione per evolvere come essere umano, ripartendo da sé, dal proprio centro, dal corpo che può imparare a muoversi in accordo con la propria mente, dalla fiducia che man mano può accrescersi, per entrare in relazione con gli altri in un’ottica costruttiva, di scambio, di creazione di relazioni, rispettando, oltre la propria, anche l’unicità altrui. 

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