La rivoluzione dell’Aikido e l’involuzione della società

La rivoluzione dell’Aikido e l’involuzione della società

Da sessant’anni le donne sono al centro del tatami, ma ancora oggi il patriarcato le mette all’angolo.

di Alice Longo Vaschetti e Chiara Coppola
Associazione Shisei

Il sessismo resta un problema diffuso in tutto il mondo e, come sappiamo, il Giappone non fa eccezione.

La storia ha forgiato nel tempo l’idea che tutte le caratteristiche che più facilmente si manifestano nella donna, come la sensibilità, l’umiltà e la grazia debbano essere necessariamente punti di debolezza e, per questa ragione, essa ha subito nei secoli la sottomissione alla tracotanza dell’uomo.

Ōsensei capì, invece, che proprio per queste attitudini, unite a una pacata ma determinata forza d’animo, l’essere femminile custodisce la chiave di lettura dell’aikido e può offrire all’uomo una visione più ampia, che va al di là della sola forza bruta e della competizione.

La moglie di Watanabe, di Yoshitoshi

Eppure, a dispetto dello stereotipo odierno, in tempi antichi la donna in Giappone godeva di grande considerazione per la sua peculiarità di portare in grembo la vita.

La civiltà giapponese antica era di impronta matriarcale, grazie anche all’influenza dello Shintoismo che annoverava nel suo pantheon di divinità, diverse figure femminili. Per i giapponesi antichi il sole era un’entità femminile: la dea Amaterasu, dalla quale si fa risalire nientemeno che la famiglia imperiale!

L’ideale di figura femminile come custode del focolaio domestico e della prole prese piede dal periodo Meiji (1868-1912) e perpetuò per tutto il successivo imperialismo giapponese del ‘900, fino ad oggi.

Il discutibile merito lo si deve alla riscoperta e rapida diffusione in quegli anni di un testo di impronta neoconfuciana risalente al 1716, il “Onna Daigaku”: “Il grande insegnamento per la donna” o “Morale della donna” che definisce in tono imperativo il ruolo della ryōsai kenbo[1], espressione giapponese che significa, appunto, “brava moglie e madre saggia” e stabilisce regole di ubbidienza e buone maniere che ogni donna è tenuta a rispettare, tanto da diventare parte integrante del corredo di una sposa.[2]

È in questi anni che nasce in Giappone e si diffonde l’Aikido, grazie agli insegnamenti del suo Fondatore Morihei Ueshiba (1883-1969).

Possiamo quindi ben immaginare quanto, in un contesto fortemente sessista, il pensiero di Ōsensei fosse decisamente progressista e inclusivo.

Nel libro “Lo Spirito dell’Aikido” di Kisshomaru Ueshiba, egli porta avanti la filosofia del padre e spiega che:

“[…] Un’altra caratteristica dell’aikido che lo differenzia dalle altre arti marziali, insieme all’importanza dell’allenamento per i bambini e ragazzi, è il grande numero di donne praticanti.

[…] Nelle arti marziali le donne sono attive nel judo, karate, kendo, kempo e così via, ma sembra che l’aikido ne abbia attratto proporzionalmente un numero maggiore. Questo fenomeno non ha avuto soltanto risvolti numerici, in quanto la pratica delle donne aggiunge profondità e respiro all’aikido.

C’è una grande varietà nelle motivazioni o ragioni di praticare l’aikido, e ci sono donne di tutte le età e professioni che si dedicano alla via, rimangono su essa molti anni e realizzano i più alti ideali spirituali del budo. In un certo senso, sembra che l’aikido sia specialmente aperto verso le donne poiché esse possono facilmente entrare nei suoi cancelli e divenire naturalmente una parte del suo processo di autosviluppo.” [3]

Interessante è la testimonianza raccontata in un’intervista da Henry Kono, studente diretto di Morihei Ueshiba:

Eravamo soliti applicare le tecniche sul nostro partner in un modo molto competitivo. D’altra parte, Ōsensei si preoccupava solo di mantenere l’equilibrio tra le due parti di una stessa entità, proprio come le due parti che compongono lo Yin e lo Yang. Mi chiedo sempre come poteva avere la pazienza sufficiente per vederci sbagliare tutti; lasciandoci comunque farlo. Certo, ogni tanto si precipitava nel dojo e urlava: <<Nessuno fa Aikido qui! Solo le donne fanno Aikido !!>>” [4]

Morihei Ueshiba si riferiva al fatto che, in una comunità fortemente maschilista e competitiva, le donne riuscissero ad allenarsi con dedizione senza lasciarsi travolgere dall’ego e da individualismi o desideri di rivalsa sull’avversario, abbracciando in pieno la filosofia non-competitiva dell’aikido.

Infatti, come sostiene Kisshomaru:

Onna No Michi – La via della donna
Calligrafia di Bruno Brugnoli

“[…] L’idea che le arti marziali dovrebbero essere confinate agli uomini è fondata sulla presunzione di violenza e forza bruta, ma non è un’ipotesi valida. Il budo moderno, come via dell’addestramento della mente e del corpo, è basato sui concetti di amore e di armonia. L’aikido è il primo tra i budo che cercano di coltivare la vera umanità in un mondo pieno di pace.

L’aikido per le donne è chiaramente budo, e non c’è nessuna differenza fra l’allenamento delle donne e degli uomini.” [5] 

Oggi come allora questi concetti possono essere di difficile comprensione per chi è estraneo all’aikido e alla sua filosofia, come dichiarava lo stesso Kisshomaru:

“È questa forse la ragione per cui l’aikido è talvolta frainteso, con interpretazioni molto strane? Su di esso esistono molti concetti od opinioni semplicistici. La gente chiede talvolta: “L’aikido è una arte marziale per donne?”, oppure dice “sembra fatto per le donne” od anche “È effeminato”. Ci sono anche osservazioni sessiste, del tipo “La pratica mista non distrae?” oppure “Poche donne entrano nella via della vera pratica”. Altre osservazioni sembrano seguire da sole: “Le donne non sono trattate con diffidenza, subendo un trattamento discriminante?”.

Nuovamente le domande e le critiche nascono dall’ignoranza dell’aikido. Chi abbia fatto un minimo di allenamento di aikido, conosciuto qualcosa della sua filosofia e raggiunto la rigorosa autodisciplina necessaria a realizzarne gli scopi più elevati, non farà mai simili commenti.” [6]

Ritratto di Wakasa no Tsubone, di Yoshitoshi

A distanza di sessant’anni, purtroppo, questi ideali progressisti sembrano più lontani che mai dalla loro realizzazione oltre i confini del Dojo. In una società che guarda sempre più al benessere economico e al progresso, dove il successo si misura sulla scia di quanti sono rimasti indietro, le donne in Giappone (e non solo) sono spesso considerate complementi di arredo o poco più che procreatrici, con tanto di data di scadenza entro cui trovare marito e dedicarsi completamente alla famiglia.

Nonostante vengano costantemente sottostimate e sottomesse, le donne continuano a sfidare le convenzioni e a rivendicare instancabilmente il proprio posto di parità di genere. Forse è proprio questa loro forza di spirito che spaventa così tanto quegli uomini che cercano di dominarle? 

Ne è una dimostrazione il maldestro tentativo di inclusione operato dal segretario generale del Partito Liberal Democratico Toshihiro Nikai che, sì per la prima volta ha ammesso la presenza di donne all’interno delle riunioni di partito, ma a patto che stiano zitte!

Non sono stati evidentemente da monito i recenti fatti che hanno visto protagonista Yoshirō Mori, ex primo ministro, alla guida del Comitato per le Olimpiadi di Tokyo 2020.

Anche in questo caso, l’apparente nobile intento di includere sette donne all’interno del gruppo dirigente da lui guidato si è subito eclissato all’ombra della sua dichiarazione “ironica” secondo la quale, a suo dire, “le donne avrebbero la tendenza a parlare troppo durante le riunioni” ragione per cui si auspicava che esse comprendessero di “dover stare al loro posto”.

A seguito dell’indignazione internazionale, il posto lo ha dovuto lasciare lui!

Il Giappone ha deciso di nominare, quindi, una donna alla guida del Comitato: l’ex olimpionica Seiko Hashimoto. Anche se si tratta di “mettere una pezza” sulla vicenda, è comunque una scelta rivoluzionaria in Giappone, dove le donne sono rare in sala riunioni o in posizioni di potere, ma i fatti dimostrano quanta strada ci sia ancora da fare.[7]

Takamazura Tamatori, di Kuniyoshi

 

Oggigiorno le donne che ricoprono un ruolo di potere politico e aziendale in Giappone rappresentano un numero ridicolmente piccolo. Basti pensare che negli uffici esistono figure come “le donne del tè” incaricate di portare ogni mattina il tè agli uomini di rango superiore, oppure a coloro che sono inserite in azienda senza un reale scopo se non quello di “fare bella presenza” per il piacere dei colleghi. Esse vengono sostituite nel momento in cui diventano madri oppure quando, invecchiando, perdono il loro fascino.[8]

Anche se aspirano sempre più alla carriera, le donne in Giappone (e non solo), sono ancora troppo spesso associate al ruolo di madre e casalinghe. Ne è un esempio lampante la dichiarazione del vicepremier Tarō Asō, che nel 2019 affermò che il vero problema del Giappone non sono gli anziani, bensì le donne che non hanno figli. Un’affermazione che gli valse il riconoscimento di “commento più sessista dell’anno” nel panorama politico nipponico.[9]

 

L’aikido apre da sempre i propri cancelli senza distinzione di genere o di età. Lo spirito che anima chi sale sul tatami è quello della reciprocità: ciascuno ha qualcosa da insegnare e da imparare dall’altro nel mutuo rispetto. Lavorando insieme si può raggiungere la perfetta interazione tra corpo, mente e spirito, intraprendendo così la via per la pace e l’armonia.

Ma gli insegnamenti dell’aikido sono applicabili ben oltre il dojo abbracciando tutti gli aspetti della vita e gli uomini “ad alto testosterone” avrebbero molto da imparare. In una società più inclusiva, che dia maggiore considerazione alla figura e al pensiero femminile, sarebbe possibile operare insieme per creare un mondo migliore… non lo credete anche voi?!


[1] Fonte: http://www.ingenere.it/articoli/giappone-tiene-indietro-le-donne

[2] Fonte: https://www.cogitoetvolo.it/la-donna-in-giappone-una-figura-in-continua-evoluzione/

[3] Tratto da “Lo Spirito dell’Aikido di Kisshomaru Ueshiba (1° edizione 1988)

[4] Tratto da: http://guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-henry-kono/

[5] Tratto da “Lo Spirito dell’Aikido di Kisshomaru Ueshiba (1° edizione 1988)

[6] Tratto da “Lo Spirito dell’Aikido di Kisshomaru Ueshiba (1° edizione 1988)

[7] Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/giappone-sana-sessismo-olimpico-non-quello-politico-donne-zitte-alle-riunioni_it_602e1479c5b6cc8bbf394393

[8] Fonte: https://www.sempredirebanzai.it/5-motivi-per-non-vivere-in-giappone/

[9] Fonte: http://www.ingenere.it/articoli/giappone-tiene-indietro-le-donne


n.d.r : l’immagine di copertina è di Bruno Brugnoli (Shobuaiki asd). Rappresenta un ramo di pruno fiorito con una frase Taoista calligrafa: Il drago vola, la tigre salta, l’uomo è gioioso.

 

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