Kitaura Yasunari: La plenitud del vacio

Kitaura Yasunari: La plenitud del vacio

di Paolo Bottoni

La plenitud del vacio
Ensayos sobre el aikido y otros aspectos de la cultura japonesa
Kitaura Yasunari
Compañia Literaria, 1999

 

Appena pubblicato, in pochi mesi questo testo diventava già assolutamente introvabile e solo dopo incessanti anni di ricerca mi è stato finalmente possibile reperirne una copia. Lo sentivo necessario per poter ristabilire il contatto, sia pure indiretto, con un maestro la cui personalità mi aveva colpito aldilà delle pur eccellenti qualità tecniche e didattiche.

Interrotte per i crescenti impegni le sue visite ai raduni estivi dell’Aikikai d’Italia, ebbi modo di conoscerlo più da vicino in occasione del suo ultimo seminario in Italia, a Roma nel giugno 1980. Chiamato in causa per risolvere un piccolo ma fastidioso nodo organizzativo mi sentii richiedere gentilmente dal maestro di procurargli anche, se possibile, nientepopodimeno che un binocoloIl

Ero stato chiamato in causa solo grazie alla prudenziale fuga che avevano preso gli organizzatori di fronte alle “stravaganti” richieste di una persona già nota per la sua originalità.

Per la verità questa richiesta – come le altre – non aveva nulla di strano: il maestro aveva programmato una serie di visite per ammirare gli affreschi delle chiese, dalla cappella Sistina a Sant’Ignazio in Campo Marzio.

Qui un disco dorato sul pavimento segnala il punto ideale per ammirare alzando lo sguardo un secondo piano della chiesa e gll spettacolari affreschi di una immensa volta (in realtà il tutto è solo realisticamente dipinto sul soffitto). “¿Usted sabes?”. Vigliaccamente, confermai.

Ottenuto un insperato aiuto il maestro mi considerò automaticamente in grado di assisterlo anche in altre delicate incombenze come ad esempio ottenere gli orari di accesso ai dipinti di Goya e di Caravaggio esposti a Roma, di cui considerava scontato che io avessi l’elenco.

Ovviamente andai in crisi, ma se il maestro mi leggerà un giorno sappia che sto ancora tentando, con scarso successo ma con molta cocciutaggine, di colmare le mie lacune culturali.

 

Il maestro Kitaura ha una figura esile e modi gentili, che non lasciano immaginare la potenza del suo aikido.

Ai tempi in cui frequentava spesso i raduni italiani era nota a tutti i possibili candidati la difficoltà del compito di uke durante le sue lezioni.

L’estrema varietà delle sue tecniche, apparentemente inedite ma che consistono in realtà quasi sempre in applicazioni libere quanto rigorose degli immutabili principi di base, indirizzava uke quanto praticanti ad una continua gioiosa tensione.

Nato nel 1937, dopo essersi diplomato presso la Università di Waseda in Tokyo si è trasferito nel 1967 in Spagna, ove aveva ottenuto una cattedra in Storia dell’Arte presso la Università Complutense di Madrid.

 

 

 

 

 

 

E’ attualmente 8. dan e dirige la Asociaciòn Cultural Aikikai de España.

Il suo dojo in Madrid ha il nome di Ametsuchi, pronuncia alternativa degli ideogrammi Tenchi (Cielo e Terra).

Nella immagine, proveniente dal libro, vediamo un prezioso kakejiku (calligrafia da appendere) di Ryokan, monaco zen vissuto dal 1758 al 1831, con la parola Tenchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La plenitud del vacio (La pienezza del vuoto) nasce dalla richiesta di un intervento in occasione della Giornata Internazionale della Cultura e della Pace tenutasi a Guernica nel 1994, indirizzata al doshu Kisshomaru Ueshiba da parte di Gernika Gogoratuz (Centro di Investigazione per la Pace, che ha sede appunto in Guernica). Impossibilitato il doshu, fu Kitaura sensei a sostituirlo. Constatò in seguito che:

Aunque motivado por esta circustancia casual, el contenido del texto es, por asì decirlo, el resumen conciso de mi pensamiento acerca del aikido y su fundador, basado en mi experiencias y reflexiones a lo largo de los años.

Per rendere un  riassunto ancora più fedele proponiamo un passo del successivo intervento tenuto da Kitaura sensei presso la Universidad Politécnica di Valencia dove rappresentò il doshu, che nel 1992 aveva ricevuto il dottorato honoris causa presso questa Università, in occasione della inaugurazione della via dedicatagli nel campus.

El aikido (via de armonizar Ki=energia) busca la feliz uniòn entre cuerpo y espìritu. Su principio bàsico consiste en intentar resolver problemas conflictivos (combate, lucha) por medio de integraciòn y armonìa. Intenta profundizar formas de desarrollo de valores por sistemas no competitivos de acuerdo con su esencia misma. Y esta filosofìa se expande hasta la Naturaleza y el Universo. En este sentido el aikido es, sin duda, una de las més altas consecuencias del budo japonés (las artes marciales tradicionales japonesas) de indudables valores humanos, filosòficos y sociales…

La naturaleza particular del aikido, que no se reduce en absoluto a una simple actividad fìsica, sino que trata al hombre como un ser integral y también como una parte integrante del Todo, aporta, creemos, un medio excelente para afrontar la crisis actual del hombre, amenazado por el gran peligro de desintegraciòn en todos los aspectos de la vida, provocado sin duda por el desarrollo desequilibrado e incoherente de nuestra civilizaciòn.

Il libro consta di 120 pagine e comprende una serie inedita di fotografie del fondatore scattate ad Iwama nel 1963 dall’autore, che confessa di non avere mai avuto molta dimestichezza con le fotocamere ma evidentemente ha colto l’importanza del momento e ha sentito il bisogno di documentarlo, e alcuni importanti documenti come una lettera autografa del fondatore ritrovata dopo molti anni e alcune calligrafie del doshu Kisshomaru Ueshiba.

E’ diviso in 5 capitoli, inserito il primo nella sezione dedicata all’aikido e gli altri in quella dedicata alla cultura giapponese tradizionale, il cui titolo è Espacio como protagonista.

Kimusubi. Principio de aikido. Trasfondo de la paz de las artes marciales

Musubi, significa nodo, vincolo, legame. In quanto al concetto di ki, sono scorsi fiumi di parole per tentare inutilmente di darne una definizione pregnante e non saremo noi a trovarne una. E’ ovviamente il concetto su cui si fonda l’arte dell’aikido, e ricercare un legame (nodo) non antagonistico tra differenti forme e differenti sorgenti di ki è lo scopo primario dell’arte – di ogni arte – e dovrebbe essere in definitiva anche lo scopo primario di ogni essere umano. Renderemmo la parola trasfondo con il termine italiano retroterra, o forse origine.

Seguono:

El budo y la cultura

¿Es posible considerar la artes marciales como un fenòmeno cultural en vez de tomarlas meramente como unas de las técnicas sangrientas de combate? ¿Tendrà algun sentido hacerlo? Estas bàsicas preguntas vienen, de vez en cuando, incluso a las amantes de ellas. Suena casi como un contradicciòn.

Ideas del espacio en la arquitectura y la jardinerìa

Huelga decir [inutile dire] que un edificio o un jardìn ocupa siempre un espacio real; se edifica o se crea sobre un suelo determinado y concreto. Sin embargo, la relaciòn que se establece entre ambos puede variar de manera sorprendente segùn la idea que tiene cada pueblo acerca de este ùltimo y su entorno; en definitiva segùn la cosmovisiòn que sustenta la organizaciòn de este conjunto.

Kisshomaru Ueshiba e Yasunari Kiaura

Yohaku o concepto del espacio en la pintura medieval

La pintura medieval màs representativa del Japòn es suibokuga [pittura ad inchiostro nero], que se desarrollò bajo la infleuncia de la filosofìa zen y el arte chino. … Y es en esta pintura donde se llegò a la màxima simplificaciòn del tema, de la composiciòn, de los procedimientos y, sobre todo, de los medios, a la vez que a la mayor riqueza sugestiva del contenido espiritual en la historia del arte japonés.

Cuerpo, alma y paisaje.

Desde la antiguidad el pueblo japonés, dotado, por un lado, del genio literario, especialmente en la lìrica, la épica y el romance, no ha tenido, sin embargo un vuelo comparable con la vecina China, ni los hindùes, ni mucho menos con los griegos en la alta esfera de la abstracciòn filosòfica. Ha estado casi siempre pegado a la realidad concreta. … Ha amado y afirmado cada cosa como tal, cada cosa concreta palpitante en su alrededor. Es una manera peculiar de pensar que tal vez no podremos llamar de otro modo que el “naturalismo espiritualista”, denominaciòn que empleò Unamuno refriéndose al alma castellana en su ensayo El Greco.

Il libro termina con un capitolo dedicato allo sviluppo dell’aikido in Spagna.

Raccomandare senza alcuna riserva la lettura di La plenitud del vacio è il minimo che si possa fare.

Purtroppo, come già ricordato, trovarlo è estremamente problematico. Apparentemente una ricerca su internet porta a diverse librerie in grado di fornirlo, ma occorre far attenzione: per quanto figuri in catalogo appaiono quasi sempre nella schermata le diciture agotado (esaurito) o sin disponibilidad, ma anche quando sembri disponibile quasi sempre la libreria informa successivamente all’ordine di non essere in grado di portarlo a termine.

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