Granone Giovanni: Aikido

Granone Giovanni: Aikido

Il primo libro sull’aikido pubblicato in Italia

di Paolo Bottoni

E’ giusto, forse inevitabile, inevitabilmente giusto, che la prima recensione che appare su questo sito sia riservata al primo libro di aikido pubblicato in Italia, nel lontano 1979, ad opera di uno dei pionieri di questa meravigliosa disciplina, uno degli esseri umani cui dobbiamo ancora oggi tanto. Inutile dilungarsi, saliamo su questo tatami letterario e facciamo il nostro dovere.

 

Per quanto siano passati non pochi decenni ricordo ancora distintamente la nascita del primo libro italiano dedicato all’aikido. Giovanni Granone, uno dei padri fondatori dell’Aikikai  d’Italia, diede un contributo fondamentale anche alla creazione dell’embrione di una struttura organizzativa: le “schede verdi” e i “libretti blu” rilasciati ai dojo e ai praticanti – utilizzati praticamente invariati ancora oggi e copiati da diverse altre associazioni non ultimo l’Honbu Dojo – furono ad esempio introdotti da lui. Naturalmente l’opera di Giovanni più conosciuta è la rivista Aikido, da lui fondata nel 1972 e di cui ha continuato ad occuparsi per molto tempo. Stranamente poco diffusa e poco conosciuta, forse a causa delle difficoltà di distribuzione, è invece questa sua opera. Meriterebbe di essere riscoperta, e non solo perché è la prima in assoluto in Italia dedicata all’aikido, ma anche per il richiamo sintetico ed esplicito del titolo: semplicemente Aikido. Senza i tanti aggettivi venuti di moda dopo.

Le condizioni della copertina indicano chiaramente che il libro ha avuto lunga vita ed è stato consultato spesso. Eppure…

Eppure è solamente a pagina 127 che leggiamo PARTE SECONDA: L’AIKIDO. Il libro conta in tutto 169 pagine di testo più una bibliografia, forzatamente succinta dato che le pubblicazioni disponibili all’epoca erano veramente poche e raramente reperibili in Italia. Condizioni inimmaginabli da quando internet ha stravolto, spesso in male ma talvolta in bene, le nostre abitudini e aumentato a dismisura, a prezzo però di non poca confusione, il flusso di informazioni disponibili sia al ricercatore che al pubblico meno specializzato.

Non è questa una limitazione, ma una ulteriore indicazione che conferma le capacità di Granone non solo di  organizzazione del presente ma anche, forse soprattutto, di previsione e pianificazione del futuro. L’aikido, forse a quei tempi interpretato ancora molto fisicamente, secondo Granone è soprattutto un fenomeno culturale:

La parola cultura ha, nella lingua italiana, un significato globale che abbraccia tutte le attivitià creative dell’uomo, tutte quelle attività che hanno la loro origine nello spirito ed il loro fine nell’arricchimento di esso.

Questo è l’incipit del libro, questo il biglietto da visita con cui Granone presenta al lettore sé stesso e la sua opera, in un tempo in cui un libro di arti marziali veniva concepito prevalentemente, se non esclusivamente, come una raccolta di tecniche fotografate in sequenza ed accompagnate da succinte didascalie.

Leggiamo andando avanti, sempre nella premessa:

Oltre al contesto culturale che gli è proprio l’aikido costituisce, anche, un itinerario spirituale quanto mai interessante, seppure difficile, da percorrere; ciò a merito di quelle caratteristiche che il buddhismo, partitamente lo Zen, e lo Shinto ebbero ad imprimergli già al momento della sua stessa nascita che ebbe il principale impulso da un momento mistico del Maestro Morihei Ueshiba.

Granone ripercorre nel libro questo lungo itinerario, naturalmente storico e culturale oltre che spirituale, e va da sé che senza la cognizione di tutto questo si pratica l’aikido in condizioni non ideali; quelle da cui il maestro Hiroshi Tada ha spesso messo in guardia, con le parole utilizzate in un’altra cultura che non la sua, quella rinascimentale che pure dovrebbe essere a noi maggiormente familiare, meglio conosciuta ed approfondita, più scrupolosamente e metodicamente applicata:

Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza su dove si vada. (Leonardo da Vinci)

Il piano dell’opera comprende:

Capitolo 1 – Il Giappone nell’età feudale
Capitolo 2 – Spiritualità del Giappone
Capitolo 3 – Lo Zen
Capitolo 4 – Misticismo di casta guerriera
Capitolo 5 – L’anima del Samurai
Capitolo 6 – Lo stile guerriero del Giappone
Capitolo 7 – Dal “Bugei” al “Budo” 

E termina qui la Parte Prima, che nella vissuta copia trovata dopo lunghe ricerche (la prima copia venne prestata molti anni fa e mai più rivista) è fitta di annotazioni a matita di uno dei precedenti possessori o lettori. Solo dopo questa lunga indispensabile premessa, può iniziare la Parte Seconda – Aikido.

Capitolo 1 – Morihei Ueshiba e la nascita dell’Aikido
Capitolo 2 – L’Aikido
Capitolo 3 – Presupposti alla pratica

E infine

Conclusione

E la mia conclusione, quella che propongo sia la nostra conclusione? Giovanni ha saputo vedere molto in anticipo, questa opera è chiaramente in anticipo rispetto ai suoi tempi e probabilmente anche – se non solo – per questo è stata immeritatamente trascurata dal pubblico dei cultori di arti marziali e discipline marziali.

Sorprende ancora adesso l’alto livello delle ricerche e delle analisi dell’autore; normalmente rileggendo le opere di quel decennio ci si confronta spesso con errori, fraintendimenti o con posizioni comunque superate dalle ricerche e dagli studi successivi. Raramente questo succede nel rileggere questo libro. Andrebbe letto e meditato ancora adesso.

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