Ciao, mi chiamo Yoshino

Ciao, mi chiamo Yoshino

di Takaki Yoshino
Shochikubai dojo Roma

こんにちは  Buongiorno a tutti,
mi chiamo Yoshino e sono una Aikidoka giapponese. Vivo a Roma da circa due anni e ho cominciato Aikido a settembre 2019 senza sapere nemmeno cosa fosse.

Mi ricordo benissimo il mio primo giorno di pratica, sono rimasta colpita da quello che ho visto sul tatami.
Il mio maestro ci aveva fatto vedere alcune tecniche principali con la sua assistente e ora mia senpai Aikidoka.

Davanti a me c’era una danza armoniosa che si espandeva verso il cielo e la terra. L’armonia tra di loro, il respiro che vicendevolmente da e prende energia di vita, l’amore e la passione per ciò che fanno. Li ho visti con i miei occhi e li ho sentiti nella parte profonda del mio animo. Questa esperienza mi ha aperto la mente e cambiato la visione del mondo. Da quel giorno ho deciso di camminare sulla via dell’Aiki.

(Dopo tanto tempo ho scoperto che il maestro e la sua assistente sono una coppia anche nella vita. Quindi ho capito che avevo visto una creazione magica dell’amore).

Essendo giapponese, entrare nella via dell’Aiki per me non è stato difficile. Anzi mi ha aiutato a capire varie cose fondamentali per essere Aikidoka.

Io avevo il nonno che era maestro di Kendo. Era una persona tipica di quell’epoca in Giappone: molto silenziosa, educata e disciplinata. Quando andavo a vedere la sua lezione lui parlava pochissimo. I suoi allievi praticavano in silenzio con il corpo, gli occhi e le orecchie. Guardando e percependo quello che facevano il maestro e i senpai Kendoka. Per me era una bellissima scena spirituale e strana allo stesso tempo: mi chiedevo come si fa ad imparare senza parlare…

Pensandoci ora, dopo aver cominciato a praticare Aikido, capisco meglio che per natura tutte le cose non sono sempre spiegabili, visibili e tangibili.

“IL CORPO PARLA” insegna il mio maestro.

E penso che anche mio nonno voleva dire che ci sono delle cose che non dovrebbero e non potrebbero essere spiegate. Soltanto attraverso il corpo, facendo pratica, cadendo e rialzandosi migliaia di volte forse un giorno si può capire… Credo di aver capito meglio quello che faceva mio nonno: dare l’occasione di imparare e migliorare a chi ne ha bisogno. E ora il mio maestro e la mia senpai fanno la stessa cosa con me.

Ho scoperto frasi stupende di O Sensei, fondatore dell’Aikido, in una raccolta di sue interviste per una rivista  giapponese degli anni ’50 che si chiamava Aikido 合気道. (La raccolta, non edita in Italia, si intitola Aikishinzui 合気神髄 ed è stata pubblicata dal figlio ed allievo diretto Kisshomaru Ueshiba 植芝吉祥丸)

O Sensei diceva:

Aiki  (合気 armonia dell’energia) è Aiki  (愛気 amore e energia).

L’amore non combatte. L’amore non ha un nemico. Il cuore che rende qualcuno un nemico e combatte con lui non è più il cuore dell’universo.

Un uomo che non è in armonia con il cuore dell’universo non può armonizzarsi con il movimento dell’universo. Il suo Budo è quello della distruzione, non è il Budo.

Nel vero Budo non c’è nemico, è un’opera dell’amore. Non significa combattere né uccidere ma significa dare la vita e coltivarla. É il movimento della crescita generazionale.

L’amore è la divinità custode e senza l’amore niente è possibile. La via dell’Aiki è la manifestazione dell’amore. L’Aikido è la realizzazione dell’amore.

Il vero Budo non é misurarsi, vincere o perdere. Esso non conosce la sconfitta. Vincere vuol dire vincere sullo spirito di competizione e compiere la missione che è stata assegnata.

In Giappone, anche se qualcuno non pratica il Budo credo che possa avere una sorta di spirito guerriero: in giapponese si dice Kokkishin 克己心 “lo spirito per vincere se stessi” che vuol dire superare i propri limiti. Per esempio sconfiggere i 108 desideri terreni, la paura, l’egocentrismo, l’attaccamento troppo forte ecc.  E, se lo vuole, una persona troverà il modo migliore e il momento giusto per entrare nella Via. Nel mio dojo il mio maestro ce lo dice spesso.

Per me questo è l’Aikido. Una serie di coincidenze della vita mi ha portato fin a qui a Roma dal mio maestro Paolo e dalla mia senpai Flavia. E ora sono molto felice di essere qui nella via dell’Aiki.

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