Benedict: Il crisantemo e la spada

Benedict: Il crisantemo e la spada

Il “caso” di Hachiko

Hachi era un cane intelligente. Appena nato fu preso da un estraneo, che lo amò come un figlio … Venuta la sua ora, il padrone morì. Hachi, l’avesse o non l’avesse capito, continuò ad aspettarlo ogni giorno, andando sempre alla solita fermata per vedere se il padrone era tra le persone che scendevano dal tram.  La morale di questa favoletta è il richiamo alla fedeltà [Benedict riferisce oltre che la citazione proviene da un testo scolastico destinato alla prima classe elementare].

Seguono alcune pagine di riflessioni sul singolare caso. Sfugge purtroppo alla Benedict che non si tratta di una favoletta ma di un evento realmente accaduto.

Il corpo di Hachiko è conservato nel Museo di Storia Naturale, nel parco di Ueno a Tokyo.

Hachiko era un cucciolo adottato dal professor Hidesaburô Ueno, della Università di Tokyo. Tra il 1924 ed il 1925 attendeva ogni giorno il professore che rincasava, alla stazione di Shibuya.

Nel maggio 1925 però Ueno venne improvvisamente colpito da una emorragia cerebrale, e morì.  Per 9 anni, fino all’8 marzo 1925, quando venne trovato morto per strada, Hachiko continuò ogni giorno ad attendere il professore alla stazione.

Sulla vicenda di Hachiko sono stati girati due film. Il primo nel 1987, Hachiko monogatari, in Giappone, mentre Hachi: a dog’ s tale (uscito in Italia col titolo Hachiko – il tuo migliore amico), fu prodotto ed interpretato nel 2009 da Richard Gere ed ambientato negli Stati Uniti, a riprova del fatto che la storia supera ogni limite culturale e sociale.

Una statua è stata dedicata ad Hachiko in Tokyo e l’8 aprile di ogni anno si tiene una cerimonia commemorativa presso la stazione di Shibuya, dove per tanti anni venne ad aspettare invano il suo padrone.

Sono anche sfuggite alla Benedict, evidentemente, due considerazioni importanti.

La prima è che la commovente dimostrazione di fedeltà di Hachiko non può essere attribuita a condizionamenti o convenzioni sociali, essendo frutto di puro istinto animalesco, e che di conseguenza la fedeltà può anche essere, e crediamo che lo sia, un sentimento primordiale preesistente anche nell’essere umano, a prescindere da ogni considerazione sociologica.

Che la società tradizionale giapponese abbia conservato la capacità di riconoscere ed onorare questi principi senza tempo e farli propri, dimostra che la pur rigida classificazione delle norme sociali aveva tuttavia lo scopo – se raggiunto o meno non compete dirlo allo stesore di queste note – di permettere al singolo ed alla società di rispettare anche le leggi naturali, e non solo le convenzioni. Cosa che raramente si può dire delle regole sociali dell’occidente moderno.

La seconda è che il comportamento di Hachiko, ovviamente, ma anche il rispetto che ne ebbero sia l’opinione pubblica che il comune sentire di tanti cittadini, non tutti esposti o sensibili alla influenza dei mezzi di comunicazione, non è un caso unico e non è peculiare del Giappone. E’ quindi utilissimo per esplorare le motivazioni profonde delle azioni dell’essere umano in genere ma non del giapponese in particolare. E ci accingiamo a provarlo.

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