Benedict: Il crisantemo e la spada

Benedict: Il crisantemo e la spada

Giri

Sono diversi i comportamenti destinati a ripagare il debito dovuto a situazioni contingenti legate al proprio comportamento personale o a quello della microsocietà di cui si fa parte, denominati giri. Anche le tipologie di debito legate al giri rimangono sostanzialmente obblighi morali, hanno tuttavia una forte componente materiale. Una volta portate a compimento le azioni giri estinguono il debito

Si distinguono sempre secondo Benedict due categorie fondamentali di giri.

I giri nei confronti del mondo esterno racchiudono i doveri contingenti verso la sovranità, verso i parenti e verso le persone da cui si sia ricevuto un favore contraendo un obbligo on. Il secondo tipo di giri compendia tutte le azioni motivate dal rispetto o debito nei confronti della propria reputazione, letteralmente del proprio nome. Questo tipo di giri, che è quasi sempre quello che colpisce maggiormente chi viene a contatto per la prima volta con la cultura giapponese, richiede l’obbligo di cancellare a qualunque prezzo il disonore causato dalle offese ricevute, di difendere la correttezza del proprio operato, di rispettare senza metterle in discussione le regole di etichetta e di convenienza.

Una considerazione interessante è che il giapponese medio, perlomeno nei casi studiati dalla Benedict, male sopporta le situazioni competitive, e rende meglio quando non viene troppo fatto pesare il raggiungimento dell’obiettivo, nei tempi e nei modi programmati e superando la concorrenza.

Avrebbe meritato un maggiore approfondimento però la vistosa apparente contraddizione con quanto affermato parlando del giri verso il proprio nome, od anche con quanto dichiarato a pagina 165, ove si afferma che soprattutto nella classe samurai si accetta con stoicismo anche il destino avverso, esibendo orgogliosamente uno stecchino tra i denti anche quando si è digiunato per miseria.

Quanto affermato a pagina 171 è un ulteriore esempio, che sembra poco conciliabile col dovere di difendere la propria reputazione:

Anche le squadre sportive studentesche, in caso di una sconfitta durante una gara, cadono in preda alla più profonda vergogna. Per lo stesso motivo, i membri di un equipaggio, durante una gara di canottaggio, si lasciano cadere sul fondo dell’imbarcazione, accanto ai remi, abbandonandosi al proprio sconforto; oppure i componenti di una squadra di baseball, dopo una sconfitta, si riuniscono disordinatamente, esprimendo ad alta voce il proprio dolore.

E assolutamente non conciliabile con quanto dichiarato a pagina 258 nel capitolo dedicato all’autodisciplina del giapponese:

… i Giapponesi, cioè, si preoccupano di più di adeguare il proprio comportamento a quei canoni che reputano corretti, e, in confronto agli Americani, cercano meno alibi per giustificare i loro insuccessi. Pertanto essi evitano di proiettare le delusioni che la vita ha loro inflitto su qualche capro espiatorio e accade raramente che si lascino andare all’autocommiserazione.

Sembrerebbe che in queste occasioni la Benedict, come conferma l’altra sua frase “I giapponesi hanno sempre dimostrato una grande inventiva nel fare in modo di evitare le situazioni di competizione diretta” (comportamento che sarebbe in realtà in aperto e stridente contrasto con l’etica samurai, che secondo la Benedict ha inflluenzato grandemente la mentalità del giapponese medio anche se non appartenente alla casta guerriera), abbia commesso l’errore di generalizzare senza tener conto delle differenti regole di condotta cui si dovevano attenere nobili, samurai, commercianti, contadini e fuori casta, attribuendo gli stessi comportamenti e le stesse motivazioni psicologiche a tutti i giapponesi indistintamente. Anche l’affermazione che nei tempi moderni la competizione viene ridotta al minimo negli ambienti scolastici sorprende non poco chi abbia avuto modo di conoscere anche superficialmente i metodi didattici giapponesi (più tardi comunque Benedict si corregge, affermando nel capitolo dedicato alla educazione infantile che a partire dalla scuola media l’alunno giapponese si trova a dover affrontare una dura selezione ed una fiera concorrenza con i compagni).

Non meraviglia in definitiva che la Benedict si trovi nella condizione di non poter rispondere al più grande degli enigmi che si è trovata ad affrontare nel tentativo di portare a termine il compito affidatole. Ossia per quale ragione il popolo giapponese non solo abbia accettato così facilmente la sconfitta (sappiamo che gran parte di questo atteggiamento è dovuto all’ordine esplicitamente impartito da una volontà riconosciuta come indiscutibilmente superiore, quella imperiale), ma abbia anche spontaneamente accolto con grande calore e senza alcun segno di animosità le truppe di occupazione, accettando di collaborare con chi fino a pochi mesi prima giurava di combattere a costo di armarsi di lance di bambu.

Queste ed altre aperte contraddizioni che si trova ad affrontare talvolta la Benedict nella sua proposta di analisi del mondo giapponese, vengono a volte giustificate con argomenti quanto meno insufficienti.

Pages: 1 2 3 4 5 6

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi