Benedict: Il crisantemo e la spada

Benedict: Il crisantemo e la spada

La lunga permanenza del Giappone, per volontà del governo della dinastia Tokugawa, in uno stato di isolamento dal resto del mondo durò dal 1603 fino al 1853 e ha fatto sì che sopravvivesse nella nazione un impianto di tipo feudale che altrove era stato spazzato via al primo contatto con l’occidente.

Ha anche fatto sì che l’impatto con la “civiltà” fosse allo stesso tempo più traumatico ma più controllato, essendo maggioritaria la corrente di pensiero che intendeva aprire al mondo esterno rinunciando però solo quando assolutamente indispensabile al patrimonio della propria identità culturale.

Ryosetsu: Carica notturna contro le postazioni russe (1904)

In pieno XX secolo di conseguenza il Giappone rappresentava un caso unico nel panorama mondiale: una nazione tecnologicamente aggiornata se non proprio all’avanguardia, ma ancora governata da principi ed usanze che risalivano molto indietro nel tempo ed erano destinati ad essere applicati in condizioni totalmente diverse.

Si era poi armato pesantemente con l’aperta intenzione di perseguire una politica estera aggressivamente colonialista e dopo avere già all’inizio del secolo sconfitto clamorosamente una grande potenza straniera, la Russia, aveva continuato su questa linea politica fino ad impegnare in una lotta mortale le potenze occidentali,

Il punto cruciale identificato dalla Benedict è l’assoluta necessità per ogni giapponese di rispettare i propri debiti morali, regolati da precise convenzioni sociali se non addirittura da vere e proprie leggi, allo stesso modo in cui in occidente vengono regolati i debiti materiali. La riforma Meiji, che pure tanti importanti cambiamenti ha apportato, non ha minimamente tentato di modificare questa concezione, l’ha semmai affinata facendone uso.

La studiosa non manca di porre in rilievo la relativa riluttanza dei giapponesi ad assolvere a questi debiti, forse non considerando che regolamenti e leggi in ogni parte del mondo hanno proprio lo scopo di costringere ad aderirvi anche le persone tendenzialmente più riluttanti. Altrimenti non avrebbero ragione di essere.

Il debito morale può essere in Giappone generato automaticamente dalla propria condizione sociale, ne è esempio precipuo il debito on. E’ un obbligo morale che si ha verso i propri genitori, verso il proprio clan o classe di appartenenza, verso le figure di riferimento nel processo di formazione (mushi. signore o shi, maestro), verso chiunque abbiia agito favorevolmente nei propri confronti, ma anche nei confronti del potere gerarchico. In epoca feudale era soprattutto lo shogun, in epoca moderna è il simbolo della nazione, sia nei tempi antichi che in quelli moderni incarnato nell’imperatore.

Vengono rigidamente classificati (o perlomeno lo erano un tempo ma  gli effetti sulla psiche dell’individuo e sulle usanze sociali permangono tuttora) diversi tipi di obblighi derivanti dalla presenza di un on.

Gimu

Vengono definiti gimu i comportamenti e le azioni che hanno l’obiettivo di assolvere ai propri impegni verso un debito istituzionale. Si definisce chu il debito dovuto ad un on verso il tennô (imperatore) detentore del potere ideologico o verso lo shogun o il daimyo, detentori del potere temporale. In considerazione della rigida struttura gerarchica della società giapponese diversi vincoli chu sono venuti spesso a conflitto, non solo in epoca feudale ma anche in epoca Meiji, teatro della guerra tra le forze imperiali e quelle dello shogun.

La scelta definitiva del campo ove militare, anche a costo di bruschi voltafaccia ai limiti del tradimento, è stata sovente determinata dal mancato rispetto di un ulteriore tipo di debito, non bene chiaramente definito e privo di un termine che lo identifichi in modo univoco: il rispetto del superiore verso la dignità del sottoposto, che si sente di conseguenza autorizzato ad agire contro l’autorità gerarchica quando constata violazioni delle regole, anche non necessariamente indirizzate contro la propria persona.

Si definisce ko il debito naturale dovuto ai propri antenati, ai propri genitori, ai propri discendenti. Si definisce gimmu il debito dovuto nei confronti del proprio posto nella gerarchia sociale, che per le classi inferiori si può identificare come una forma di debito verso il proprio lavoro mentre per quelle superiori come i samurai comporta implicazioni ed obblighi più pervadenti.

Per loro natura i debiti ricadenti nelle categorie gimu sono perenni, non ripagabili e non estinguibili.

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