Benedict: Il crisantemo e la spada

Benedict: Il crisantemo e la spada

Il crisantemo e la spada
Modelli di cultura giapponesi
Ruth Benedict. Laterza,2009

 

 

 

Il libro della Benedict  è uno di quei “testi sacri” che vengono spessissimo citati e raramente letti. Fu pensato in tempo di guerra come manuale ad uso dell’esercito degli Stati Uniti, allo scopo di facilitare la comprensione di un nemico culturalmente inafferrabile e lontano, quindi estremamente arduo da combattere. Il testo risente del poco tempo avuto a disposizione per il suo completamento e della difficoltà di accesso alle fonti originali a causa dello stato di guerra. Venne pubblicato nel 1946, a guerra ormai conclusa, ed utilizzato come testo di riferimento dalle truppe di occupazione in territorio giapponese.

Ruth Fulton Benedict nasce a New York il 5 Giugno 1887. Una delle prime antropologhe al mondo, consegue il dottorato di ricerca alla Columbia University nel 1922 e diviene prima assistente di Franz Boas, il fondatore della moderna antropologia americana, e poi docente fino al 1948, anno della sua morte. Negli anni di lavoro alla Columbia sviluppa un particolare interesse per lo studio transnazionale degli schemi, o modelli, culturali. Il suo lavoro di ricerca contribuisce a consolidare le fondamenta dello studio antropologico delle diversita’ culturali.

Tra le sue opere ricordiamo:

Patterns of Culture (1934)
Zuni Mythology (1935)
Race, Science, and Politics(1940)
The Chrysanthemum and the Sword (1946)

Ruth Benedict aveva dovuto costruire le sue tesi sul Giappone esclusivamente sull’esame dei testi: giapponesi (ma all’epoca molti erano ancora inaccessibili o non tradotti) e occidentali, prevalentemente studi antropologici. Integrò le sue ricerche attraverso interviste con prigionieri di guerra giapponesi e con issei o nisei, ossia giapponesi residenti all’estero di prima o seconda generazione, ma non ebbe l’occasione di recarsi di persona in Giappone. E’ inevitabile quindi che lo studio sia stato pesantemente influenzato da queste difficoltà obiettive. Se la Benedict ha identificato numerosi punti chiave, sottoponendoli per la prima volta all’attenzione del pubblico, le conclusioni che ne trae a volte non sono – o non sono più – condivisibili.

Pur rimanendo un testo che non deve mancare nella biblioteca, e che deve essere assolutamente letto con estrema attenzione, non ci sentiamo pertanto di consigliarlo come testo di riferimento assoluto. Le tesi esposte vanno filtrate alla luce delle ulteriori conoscenze acquisite negli anni successivi. E naturalmente ben ponderate, secondo i criteri e gli approfondimenti che ognuno riterrà più opportuno.

Nella immagine: il crisantemo imperiale (kikumon) impresso sul codolo (nakago) di un lama di epoca shinto opera di Inoue Shinkai.

Figlio del capostipite Izu no kami Kunisada, si firmò inizialmente Inoue Izumi no kami Kunisada, e nel 1661 ricevette l’autorizzazione ad apporre il kikumon sulle sue opere.

Nel dodicesimo anno dell’era Kambun (1672) si ordinò prete col nome di Shinkai, iniziando a firmare col nuovo denominativo. Venne ritenuto tra i più grandi maestri della sua scuola, venendo spesso indicato come “il Masamune di Osaka”.

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